Le professioni dello spazio pubblico tra specificità e ibridazione

Da pochi giorni ho terminato un breve saggio sulle Professioni dello spazio pubblico, per il testo che raccoglie le attività di ricerca sulle caratteristiche e gli sviluppi delle professioni delle scienze pubbliche, della sociologia e della comunicazione. La ricerca è stata coordinata da Mario Morcellini, Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale di Sapienza Università di Roma per un progetto nazionale PRIN.

Nella unità di ricerca alla quale ho partecipato, coordinata a sua volta da Franca Faccioli e Barbara Mazza, molto abbiamo ricercato e riflettuto su queste professioni e a breve i risultati saranno pubblicati per l’editore Maggioli.

Vorrei anticipare qui le mie personali conclusioni, con le quali chiudo il mio saggio:

“A termine di questo scritto possiamo avanzare alcune conclusioni sulle caratteristiche, funzione e sviluppo delle professioni dello spazio pubblico, con qualche ultima riflessione sui punti di forza e sui punti di debolezza, sulle opportunità e sulle criticità che le connotano.

I punti di forza delle professioni dello spazio pubblico e le opportunità per il loro sviluppo sono date, innanzitutto, dalla loro indispensabilità.

In una società complessa il rischio che dobbiamo controllare è quello di essere portati a credere che tutto si vada inevitabilmente frammentando in un insieme non più sistemico, dove le relazioni sociali reali debbano essere necessariamente sostituite da scambi di mero interesse immediato, soddisfatto e consumato in un tempo sempre più breve; che il tempo prezioso sia quello vissuto in modo tempestivo, frenetico, con modalità di lavoro sempre più multitasking. Nella realtà,

le analisi teoriche ed empiriche delle professioni sociali possono (e devono) essere orientate dal bisogno delle persone, prima di tutto il bisogno di progettare il futuro e di non rincorrerlo, di sentirsi attori ascoltati e consapevoli della scelta delle strategie politiche, sociali e di comunicazione.

Ed è nostra convinzione che proprio questo sia la funzione insostituibile, indispensabile, di professioni che possono guardare nello spazio pubblico e non solo in quello introspettivo o meramente utilitaristico. Fino anche a tornare ad affermare il valore sociale delle utopie.

Non credere in questo, non agire per questo, può essere il punto debole e la criticità di queste professioni, E allora il rischio maggiore diventa quello di non saper trovare equilibri tra stabilità e flessibilità della professione, non saper distinguere tra necessaria innovazione e perniciosa imitazione di professioni contigue.

In sintesi non saper costruire professioni a banda larga, tra specificità e ibridazione.”

Nasce Studio Cinti

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Il Primo Maggio 2017 nasce Studio Cinti, Consulenza, Ricerca e Formazione per l’Innovazione Sociale

email: studiocinti1@gmail.com

A che punto è la formazione per il Piano Nazionale Scuola Digitale | Agenda Digitale

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Una riflessione personale sui rischi e sulle opportunità della realizzazione del PNSD, partendo proprio dal punto di vista di chi partecipa nelle aule di formazione

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La rilevanza delle competenze trasversali – TIXE Magazine

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Miur: “la nostra strategia per rendere la Scuola il motore del Paese” | Agenda Digitale

L’investimento nella scuola ha il potere di trascinare la domanda di innovazione del Paese.

Eccolo, il vero senso delle competenze digitali.

 

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MLOL – Emilia Digital Library – Digital lending (prestito digitale) per le biblioteche scolastiche italiane

MLOL è la prima rete italiana di biblioteche digitali. Una piattaforma per l’accesso al digital lending (prestito digitale) di ebook, quotidiani e periodici da tutto il mondo e tanti altri contenuti.

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Scuola digitale, Ferri: “Parola d’ordine: centralizzare”

L’INTERVISTA di Federica Meta

Il docente alla Bicocca: “Il piano nazionale ha funzionato bene laddove i progetti sono stati presi in mano dagli Uffici Scolastici regionali, come in Emilia-Romagna e Lazio. Dove non è stato fatto si viaggia a scartamento ridotto”

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L’e-leadership per innescare il cambiamento nel sistema salute

Sanità digitale

L’e-leadership per innescare il cambiamento nel sistema salute, di Fabrizio Conforti

L’ICT è un elemento determinante nei sistemi sanitari contemporanei, per la sua capacità di facilitare o di abilitare la produzione e gestione delle informazioni e dei relativi processi decisionali. Una consapevolezza sistemica è contesto indispensabile per una competenza matura die-leadership

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Lo stato del digital e social in Italia, Giugno 2016 – We Are Social Italia

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Lazio, la formazione per gli Animatori Digitali parte da Digcomp e dalle competenze trasversali

L’avvio e la realizzazione dell’intenso programma di formazione a supporto del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD), che ogni regione e ogni scuola sta gestendo in autonomia e responsabilità, ha riaperto il dibattito su quali obiettivi strategici, specifici e didattici perseguire, poi su quali metodologie scegliere e contenuti selezionare.

Nel Lazio è in corso la formazione per gli Animatori Digitali (AD) e sta per avviarsi quella per tutto il personale della scuola (PON “Per la Scuola, competenze e ambienti per l’apprendimento”), a partire dai Dirigenti Scolastici (DS) e dai Direttori dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA).

In particolare, il percorso per AD è realizzato da una rete di 40 scuole di cui è capofila l’Istituto Magistrale Margherita di Savoia di Roma, dove la DS Noemi Fiorini ha selezionato con un avviso pubblico un team di formatori che fanno riferimento alle tre Università pubbliche romane: Sapienza Università di Roma, Università degli studi di Roma Tor Vergata e Università degli studi Roma Tre (1).

Per definire gli obiettivi del percorso per gli AD, il riferimento principale è stato quello di analizzare in dettaglio le attività che questo nuovo ruolo deve agire nella comunità educante (formazione interna, coinvolgimento della comunità scolastica, creazione di soluzioni innovative), per poi declinare la tipologia delle competenze attese e da sviluppare, le metodologie adeguate e le attività formative sostenibili.

Sintetizzando per questo contributo l’intenso dibattito sulla cornice teorica prescelta, in ogni caso la scelta è stata quella di sostenere il ruolo agito degli AD con una azione di sistema centrata sul costruttivismo sociale, il learning by doing , la costruzione di una comunità di pratica per i circa 750 professionisti. Di conseguenza, alla ricerca di un equilibrio tra competenze di base, competenze tecnico professionali e competenze trasversali (Isfol), la scelta del team di progetto è stata quella di declinare nel ruolo agito dell’AD tutte e tre le competenze, ma di dedicare primaria attenzione proprio alle competenze trasversali . Perché non ci si deve dimenticare che la formazione è finalizzata allo svolgimento del ruolo di “Animatori della cultura digitale” e non “Super esperti di tecnologie digitali”, anche in riferimento al Digital Competence Framework for Citizens (Digcomp 2.0) che declina le competenze digitali europee in cinque aree: Information and data literacy , Communication and collaboration , Digital content creation , Safety, Problem solving.

In sintesi, riprendendo la classificazione dell’Isfol e le aree Digcomp, il percorso supporta l’acquisizione e lo sviluppo di:

  • competenze di base: in particolare la lettura di un contesto organizzativo (quello di una comunità educante nel suo territorio), la raccolta e selezione esperta delle informazioni;
  • competenze tecnico professionali : in particolare la selezione di strumenti utili per il supporto alla creazione di contenuti e l’attenzione alla sicurezza. Oltre ai siti e alle letture consigliati che compongono il ricco data base comune che lo staff ha messo a disposizione nella piattaforma del percorso e quello che gli AD stanno componendo nella propria attività di gruppo per la produzione di un project work, molto utili a riguardo sono gli strumenti che sta fornendo il Miur sul sito a supporto delle attività formative per il PNSD;
  • competenze trasversali dell’AD: è sull’acquisizione e sviluppo della capacità di diagnosticare, relazionarsi, affrontare e fronteggiare, di comunicare nei gruppi in presenza e on line (interagire in ambienti digitali, condividere risorse attraverso strumenti on line, collegarsi con gli altri e collaborare attraverso strumenti digitali, sostenere la netiquette, gestire l’identità digitale, interagire e partecipare alle comunità e alle reti), di acquisire e sviluppare capacità di problem solving (risolvere problemi pratici e concettuali anche attraverso mezzi digitali, identificare i bisogni e le risorse digitali in possesso o da acquisire, utilizzare in modo creativo le tecnologie, identificare i gap digitali e aggiornare costantemente la propria e altrui competenza) che è centrato il modello didattico per le scuole del Lazio : sono queste le competenze che sono curate con la realizzazione dei project work di gruppo sostenibili (dalla definizione del problema, alla diagnosi del contesto, alla scelta delle modalità di intervento, alla ricerca delle alleanze, al monitoraggio e valutazione degli effetti dell’innovazione individuata), per non lasciare gli AD soli dentro i propri contesti scolastici alla fine del percorso, per farli sentire parte di una comunità di pratica. E anche per questo tutti i project work prodotti nei 29 corsi saranno poi disponibili on line per favorire una condivisione e collaborazione più ampia possibile.

Questo percorso è quindi una opportunità per perseguire obiettivi e ottenere risultati concreti, per sostenere le competenze trasversali che permettano ad ogni AD di:

Saper “analizzare, capire e rappresentare la situazione, il problema, se stessi (le risorse che possono essere utilizzate o incrementate all’occorrenza); per “mettersi in relazione adeguata con l’ambiente”; quindi “predisporsi ad affrontare l’ambiente e il compito, sia mentalmente che a livello affettivo e motorio” e poi “intervenire su un problema (uno specifico evento, una criticità, una varianza e/o una anomalia) con migliori probabilità di risolverlo”, e costruire e implementare le “strategie di azione, finalizzate al raggiungimento degli scopi personali del soggetto e di quelli previsti dal compito” (Isfol).

Sulla base di queste premesse, la micro progettazione delle attività ha portato alla definizione di un percorso di formazione integrata per gruppi di circa 25 AD, con tre incontri in presenza e cinque settimane di lavoro collaborativo in cloud.

La struttura del corso, messa a punto anche in risposta alle valutazioni dei partecipanti dei primi corsi, è la seguente(2):

1° incontro

  • presentazione del corso e patto formativo
  • ripresa del profilo dell’Animatore Digitale
  • condivisione delle competenze trasversali e le meta-competenze dell’Animatore Digitale
  • proposta della metodologia del project work e condivisione delle tematiche di approfondimento con uso di strumenti di condivisione in cloud
  • accesso alla piattaforma del corso

Prima attività online per una settimana, per permettere agi AD di proporre ai colleghi una o più proposte di project work

2° incontro

  • presentazione degli strumenti di lavoro in cloud
  • definizione dei gruppi di lavoro di cinque-sei AD con competenze ed esperienze eterogenee
  • assegnazione e avvio del lavoro di gruppo per il project work

Realizzazione delle attività online per quattro settimane: lavoro collaborativo in cloud, assistito da docente e tutor, per l’elaborazione del project work, realizzato secondo la metodologia delDesign Thinking: Empathize, Define, Ideate, Prototype, Test.

Sulla piattaforma del corso i partecipanti hanno a disposizione materiali di supporto per l’approfondimento delle tematiche, forum di corso e di gruppo moderati da docente e tutor, supporto sincrono quando necessario (call con docente e tutor), cartelle e documenti condivisi. Tutte le attività sono monitorate con la scrittura di un quaderno settimanale del project work, di un documento di sintesi sulle attività realizzate, un questionario di autovalutazione delle competenze apprese e sviluppate.

3° incontro

  • workshop in presenza per la presentazione del progetto sviluppato da ogni gruppo (con supporti scelti dai partecipanti: oggetti fisici, presentazioni stile TED, infografiche, animazioni, ecc.)
  • individuazione della sostenibilità organizzativa ed economica dei progetti e del grado della loro replicabilità nei diversi contesti della scuola
  • compilazione on line del questionario di gradimento finale

(1) Il gruppo dei formatori è composto da Mario Pireddu, Stefania Farsagli, Patrizia Cinti, Andrea Patassini, Marta Sponsiello, Francesca Lazzari, Beatrice Partouche. Il progetto è stato elaborato sulla base di indicazioni fornite dal comitato scientifico composto dal Prof. Alberto Marinelli, Digilab, Sapienza Università di Roma, Prof. Roberto Maragliano, Università degli Studi RomaTre, dal Dott. Franco Patini, Confindustria Digitale, Comitato Education.

(2) Per ciascun incontro sono previste 4 ore in presenza.

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