Massive Open Online Courses: si scrive MOOCs, si legge nuova didattica online | Smartinnovation

22/06/2015 di: Rosanna De Rosa

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L’Unione Europea si propone di diventare l’economia della conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, posizionando al centro dei suoi programmi l’istruzione superiore e la formazione permanente. Due punti cardinali di un processo di rinnovamento sociale che appare lungo, complesso, ma organico. Rinnovamento avviato con il processo di Bologna[1] ma che continua con Europe 2020 – la strategia EU per garantire una crescita più sostenibile e inclusiva. È in questo contesto che vedono la luce due dei progetti universitari di elearning più interessanti sul territorio italiano. Stiamo parlando di Federica e di Emma.

Nel corso degli anni, è apparso infatti sempre più evidente come la nuova filosofia open stesse creando le basi per lo sviluppo di una nuova consapevolezza verso il controllo esercitato dal mercato sull’accesso alla tecnologia e alla conoscenza, e stesse contribuendo ad allargare un dibattito che, a partire dalle biblioteche, è poi arrivato a rivoluzionare i modelli di business dell’academic publishing, fino a stabilire una nuova mediazione fra disponibilità e accesso alle risorse scientifiche e culturali (Calise e De Rosa 2010). Questa mediazione si è tradotta nell’apertura degli archivi istituzionali e, relativamente alla didattica, nell’avvio di una stagione di ricerca di nuovi modelli educativi, basati sull’impiego delle ICTs e, soprattutto, sulla sperimentazione di nuovi approcci didattici orientati all’inclusione sociale.

Il progetto Federica –  con oltre 300 corsi universitari ad accesso libero online – persegue l’idea di creare un ponte fra printing literacy e digital culture, creando nuovi ambienti didattici online, agevolando l’accesso alla cultura accademica, collegando il web scientifico al web didattico attraverso l’aggregazione di preziose risorse in Rete e socializzando il corpo accademico alle nuove metodologie didattiche. Con i suoi 40 MOOCs freschi di lancio, Federica.eu, costituisce oggi la naturale evoluzione MOOC del progetto iniziale e un esempio unico in Europa di offerta didattica di qualità all’interno di un’architettura coerente e, soprattutto, open. Tutto questo al Sud di un’Italia che, in merito ad innovazione didattica, ancora non decolla.

La differenza come valore non negoziabile

In Europa i Moocs hanno creato molte attese, ma hanno anche suscitato comprensibili ansie per il destino dell’università pubblica. Un’indagine di Visiongain  stima il  mercato globale dei MOOCs in crescita da 0.9  miliardi di dollari del  2014 a 14.2 miliardi nel 2020. Con un tasso annuo di crescita (sempre stimato) dell’81,3% per i  prossimi cinque anni. La necessità di sviluppare un modello tutto europeo emerge quindi con particolare urgenza (De Rosa e Reda 2013). I nuovi formati di didattica a distanza, oltre a rappresentare una ghiottissima opportunità di business, possono infatti cambiare il ruolo sociale delle istituzioni universitarie contribuendo al loro rilancio sul piano internazionale, valorizzando il multilinguismo e trovando nuovi modi per certificare le competenze.

EMMA sta per European Multiple MOOCs Aggregator ed è un progetto pilota nato per organizzare una piattaforma MOOCs a livello europeo. Il progetto è guidato da un consorzio di università, nonché da aziende attive nel campo delle indagini demoscopiche, delle analisi di mercato, della comunicazione e della ricerca e sviluppo. Fra i partner italiani, oltre all’università di Napoli Federico II, che è capofila del progetto, figurano IPSOS e CPS Piemonte. Gli altri paesi coinvolti sono: Spagna, Portogallo, Inghilterra, Olanda, Francia, Estonia e Belgio[2].

Emma è un Learning Management System che si integra con un sistema esperto di trascrizione/traduzione multilingua sviluppato dal Politecnico di Valencia e comprende un insieme di servizi avanzati, quali un sistema di tracciamento del comportamento dell’utente, di analisi dei learning analytics, di survey e customer relationship. Un ambiente di personal learning (PLE) – ideato per agevolare la personalizzazione dell’apprendimento – completa la configurazione della piattaforma. Infatti, anche se i MOOCs per definizione intendono esseremassive, l’apprendimento resta prevalentemente una questione individuale

Sotto il profilo linguistico, Emma permette – grazie a sistemi esperti e learning machine – la traduzione e trascrizione delle videolezioni e dei testi ad essi associati nelle lingue del progetto (italiano, inglese, spagnolo, catalano, francese, olandese, estone, portoghese) e la possibilità di ampliare il sistema man mano che nuovi partner e lingue aderiscono al consorzio. In tal modo, ad uno studente italiano sarà possibile frequentare un corso offerto in estone e viceversa, mentre ad una università italiana, francese o portoghese sarà più facile cercare nuovi studenti fuori dai confini nazionali. Una caratteristica, questa, unica nel panorama dei MOOCs che fa di Emma una piattaforma davvero pan-europea.

In merito alla diversità di approcci, Emma offre MOOCs sviluppati secondo modelli didattici differenti. Alcuni di essi spingono sull’interattività come forma di apprendimento sociale (iMOOCs), altri sulla co-costruzione come dinamica partecipativa e forma di engagement diretto nei processi di insegnamento (cMOOCs). Le università pubbliche optano, invece, per un approccio meno intensivo sotto il profilo relazionale al fine di assicurare maggiore sostenibilità e libertà d’azione al discente (xMoocs). Nel primo anno di attività, Emma ha erogato 16 Moocs tutti gratuiti e si prepara ad accogliere nuovi MOOC providers per i quali ha predisposto anche una speciale summer school.

Come progetto pilota l’obiettivo di Emma è la ricerca e la creazione di una didattica smart, a portata di tutti. Indagare e valutare fino a che punto i Moocs offrono un chiaro instructional design e una buona esperienza di apprendimento attraverso l’analisi dei dati raccolti consente di comprendere, infatti, quale ruolo affidare all’interattività e alla partecipazione degli studenti in un contesto a molteplicità linguistica e a complessità variabile. La consapevolezza che il multilinguismo e il multiculturalismo possono rappresentare un vincolo oltre che un’opportunità richiede, infatti, dover accettare l’idea di abbandonare ogni dogmatismo pedagogico per aprire la didattica a nuove esperienze e a tutto il mondo connesso.

* Coordinatore del progetto Emma, Università degli studi di Napoli Federico II, Dpt. di Scienze Sociali, Napoli (rderosa@unina.it)


[1] Il processo di Bologna è stato avviato nel 1999. Il suo decennale è stata l’occasione per avviare la costituzione dell’EHEA, l’European Higher Education Area, con la Dichiarazione di Budapest-Vienna del 2010.

[2] Nel complesso, sette paesi e dodici partner: Spagna (Universitat Politecnica de Valencia; Atos; Fundacio per a la Universitat Oberta de Catalunya), Portogallo (Universidade Aberta), Inghilterra (Leicester University), Olanda (Open Universiteit Nederland), Francia (Université de Bourgogne), Estonia (Tallin University) e Belgio (Atit).